Atmosphere: Dama Nr.010

Dietro sonorità africane, elettroniche e della disco, si cela un nome: Dama, ovvero il giovane bresciano Andrea Dama. 

Dall italia alla Germania, Andrea è un dj e promoter di Oscillator, etichetta e party al Griessmuehle di Berlino. Insieme ai suoi compagni di sempre Valentina (Budino) e Luca (Trent) gira in maniera stabile tra le consolle del suo party, di Cocktail D’Amore e Dancing For Mental Health. Su oscillator la collaborazione com Beppe Loda – figura chiave del clubbing made in italy dagli anni ’70, famoso collezionista e dj di musica Afro e Disco – rilascia tre uscite in vinile, riproponendo in chiave re editata obscure italian disco music. Un ragazzo molto attivo, un dj versatile modesto e ambizioso, con il sogno vibrante della musica,

Oggi, per Ugo, si racconta Dama.

Come ti sei avvicinato alla musica ed in particolare alla Comisc/Afro?

È sempre stata la mia passione. Mi avvicinai fisicamente alla musica da bambino, suonando per un certo periodo il sax e il clarinetto. Intorno ai 12 anni, ricordo di aver sentito il primo DJ mettere dischi e ne rimasi letteralmente affascinato. A 16 anni, iniziai a suonare come DJ resident in un locale estivo vicino a casa e, l’inverno dopo, diventai resident in una discoteca sempre non lontano, suonando regolarmente tra serate, afterhour e qualche piccolo festival. Ho avuto la fortuna di avere persone intorno a me molto devote al vinile, al “mettere i dischi”, che mi hanno trasmesso questa passione fin da subito. L’interesse per la musica Afro e per quel modo di fare il disc jockey è arrivato un po’ di tempo dopo, quando per gioco insieme ad un amico iniziammo ad interessarci ai racconti della gente, di una generazione più vecchia di noi, che andava a ballare al Tyhpoon di Beppe Loda. Il Tyhpoon era a 10 minuti da casa mia. Oggi, capita di sedersi al bar per bere un caffè e subito qualche nostalgico attacca bottone cominciando a raccontarti di quanto si stava meglio ai tempi, di quelle tre o quattromila persone che ogni weekend affollavano le strade dei nostri paesi e che la “Dance 12/83” di Loda sia la loro cassetta preferita. Così mi incuriosii. Nel 2013 decisi di trasferirmi a Berlino con Valentina, la mia compagna di avventure con la quale condivido questa passione da tanto tempo, spinti dalla voglia di suonare insieme e di creare qualcosa. Poco dopo si trasferì anche Luca (Trent)  con noi e all’inizio vivendo insieme tutti e tre capimmo che la musica Afro e comunque un certo modo di fare il DJ era quello da cui potevamo prendere spunto per proporre qualcosa di diverso da quello a cui eravamo abituati.

Quali artisti hanno ispirato il tuo percorso e com’è cambiato il tuo gusto nel corso negli anni?

All’inizio mi adeguavo a quella che era la musica che veniva proposta nei locali che frequentavo, ma ad un certo punto mi resi conto che non faceva più per me e la scelta di trasferirmi a Berlino fu dettata anche da questo. Berlino è una città piena di persone interessanti dalle quali prendo continuamente spunto ed ispirazione, nella musica come nella vita. Sicuramente avendo lavorato per due anni a stretto contatto con Beppe Loda ed essendo stato lui nostro resident DJ e in qualche modo nostro guru musciale, mi ha stimolato e mi ha dato la possibilità di allargare i miei orizzonti. Credo che il mio gusto sia cambiato in maniera positiva grazie agli stimoli e alle esperienze che ho avuto e mi rendo conto che più passa il tempo e più si definisce il come/cosa/perché una persona ricerca la musica. Penso sia tutto basato sulle emozioni e i momenti, mi piace farmi influenzare da questo indipendentemente dall’artista o dal genere.

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Qual è il disco che ti ha cambiato la vita e in che modo?

Non credo che un disco ti possa cambiare la vita, ma ci sono dischi che ti toccano delle corde particolari quando li ascolti per la prima volta, e ti danno qualcosa in più rispetto a tutti i dischi precedenti. Questo penso sia anche uno dei motivi principali per il quale si è sempre spinti a cercare nuova musica, nuovi dischi, nuove emozioni. Uno tra i più importanti per me è stato l’album dei Kraftwerk “The Man Machine“.

Parlaci di Oscillator, un party diventato appuntamento immancabile a Berlino, ma soprattutto etichetta discografica interessata a riscoprire, rivisitare e ridar vita a tracce della cosiddetta Obscure Italian Music.

Oscillator è una storia di vita prima che un party ed una label. È la storia di Valentina, Luca e me che, pieni di sogni e con la nostra borsa di dischi, siamo partiti per una nuova avventura trasferendoci a Berlino. Veniamo tutti e tre dalla provincia di Brescia, una città che mi piace ma nella quale non ho trovato forse il giusto spazio. Dopo un anno, nell’aprile 2014, è nato il nostro party Oscillator con noi tre e Beppe Loda come resident DJ. La nostra prerogativa, fin dall’inizio, è sempre stata solo quella di proporre bella musica, per stimolare i sensi e le emozioni del dancefloor. Dopo la prima serata al Sameheads, ci siamo spostati in un club più grande, il Griessmuhele, dove siamo ormai fissi tra Oscillator e Cocktail d’Amore e dove abbiamo la libertà di esprimerci come vogliamo.

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Durante la nostra collaborazione con Beppe abbiamo lanciato la nostra piccola etichetta dove stampiamo solo in vinile, e per le prime tre (e fin’ora uniche) releases ci siamo concentrati sul ridar vita ad una piccola nicchia musicale che è la disco oscura italiana, o meglio brani più o meno conosciuti (spesso su 45 giri ormai difficili da reperire), prodotti a cavallo tra la fine degli anni ’70 e ’80. Siamo sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo ( o vecchio) ed è sempre interessante riscoprire musica che fino a quel momento era quasi dimenticata, anche se oggi con internet ormai di sconosciuto è rimasto poco. Chissà se riusciremo a scovare e a riproporre qualche altra bellezza (non necessariamente disco) che la nostra Italia ha prodotto nel passato.

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A quali progetti stai lavorando e quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

Sto lavorando molto per migliorarmi molto come dj e per avere la preparazione necessaria ad affrontare ogni dancefloor. Spendo molte energie per far crescere Oscillator e la sua identità, essendo qualcosa in cui credo molto. Oltre ad Oscillator, insieme a Valentina e il nostro amico Tom Bolas, promuoviamo un party chiamato “Dancing for Mental Health”, un appuntamento bimestrale al Sameheads più orientato verso sonorita’ disco – africane che ha preso la sua forma negli ultimi due anni e mi piace davvero molto. Suoniamo spesso anche a Cocktail d’Amore, il party decisamente più colorato di Berlino e mettere i dischi lì è davvero divertente. Nel frattempo, ho iniziato con Valentina un nuovo progetto chiamato Double Wave, dove stiamo esplorando e proponendo sonorità più elettroniche. Il mio obiettivo principale è trasformare la mia passione nel mio lavoro ma so che è un lungo processo e servirà del tempo.

Cinque dischi che ti piacerebbe consigliare a i lettori di UGO?

Roberto Lodola – Marimba do Mar

Marcello Giombini – Disco 2

Expansive – Life with you

Don Carlos – Alone

Speedy J – De-Orbit

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