Atmosphere: Maartn Beats Nr.009

Maarten è un giovane producer di Oostnieuwkerke, in Belgio. Tra l’adolescenza passata come skateboarder a solcare le strade della sua città natale e una famiglia in cui si è sempre respirato musica, Maartn Beats ha intrapreso presto la ricerca della propria identità, che l’ha portato a innamorarsi perdutamente dell’Hip Hop. Tutto comincia con il sampling di vinili e le sperimentazioni con drummachine. Oggi, è considerato un maestro dell’MPC 60 II, MPC 2000 XL, Akai S900 e E-mu Sp-12, e sforna beat Hip Hop caratterizzati da un irresistibile flow anni Novanta.

I suoi progetti da solista vantano produzioni per Phatmark Collective(BE), Grafgravers (BE), Morsdood (BE), Reap ‘n Chillow (BE-US), MC Gyver (NL), ZwoHandBreit (DEU), Zaïd (CH) …solo per nominarne alcuni.

Oltre a questi, Maartn Beats è uno dei membri di ‘Da Madcats’, un collettivo a sei mani che assicura sempre produzioni Hip Hop del miglior calibro.

Tra i suoi hobby c’è quello di realizzare video che potete scoprire sul suo canale YouTube.

1. Quand’è iniziata la tua passione per le drum-machine e i sampler? Ti ricordi il momento in cui hai deciso di comprare il tuo primo sampler?

La mia passione per il sampling e le drum-machine è iniziata dopo aver visto il video di “Rakim, Nas, Krs One & Kanye West – Classic”. In quelle immagini, ricordo che Dj Premier utilizzava una MPC60II. Non sapevo ancora cosa fosse, ma all’epoca era difficile ottenere informazioni. Avevo capito che si trattava di qualcosa che aveva a che fare con pad e beat, proprio quei beat che mi piacevano un sacco. Due settimane più tardi, ho visto un altro video, di un produttore inglese chiamato Jaisu. Nei suoi video mostrava dei beat eseguiti con l’MPC2000XL. Da quel momento ho iniziato a cercare altre persone che facevano video su questa macchina, e da qui è nata l’idea di aprire un canale YouTube incentrato sull’MPC. Questo accadeva nel 2009, andavo ancora a scuola quindi non avevo un soldo per permettermene una. Ho trascorso la mia intera estate lavorando in un’officina con la speranza di guadagnare abbastanza denaro per comprare il mio campionatore personale e altre cose, come i giradischi. E il 2 settembre 2009, avevo 16 anni, sono riuscito finalmente ad ottenere il mio primo campionatore: un MPC500 e da quel momento sono diventato il bambino più felice del mondo. Quando tornavo a casa, non potevo più lasciare la mia camera. Tutto quello che volevo era fare beat, cosa che mi è costata un sacco di notti in bianco! Mi ricordo che feci circa 150 beat nei soli primi sei mesi: tempi andati ormai, ora sono diventato molto più critico e selettivo.

2. Quali artisti ti hanno ispirato maggiormente?

Di certo il primo fu DJ Premier. Sono stato un suo grande fan per circa tre anni buoni, volevo tutti i vinili Gang Starr che trovavo. Dal 2009 fino al 2012/2013 mi interessavo molto ai beat più aggressivi! Dopo è stato il momento di Pete Rock, perché lui ha un sound più rilassato e jazzy. Mi piacevano tanto anche i The Beatminerz. Ma poi ho cominciato a volere “più musica” nei miei suoni, è un po’ strano da spiegare. I beat troppo frammentati o semplicemente non naturali hanno iniziato a non piacermi più. Così, ho conosciuto Damu the Fudgemunk: siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Ho ancora molta strada davanti. Oggi prendo molta ispirazione dalla musica non hip-hop, da artisti come Quincy Jones, ad esempio.

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3. E’ bello vedere come tu, giovane produttore, ancora usi una tecnica di produzione old school e, soprattutto, ti mantieni fermo a questa idea. Cosa pensi dei nuovi software e strumenti digitali? Come hanno influenzato l’evoluzione dell’hip-hop fino ad oggi?

Sarò onesto, ero quel tipo di ragazzo che non poteva dire niente di buono sul digitale. Cosa stupida dato che anche le MPC sono digitali. C’è stato un momento in cui volevo solo mettere i beat su cassette. Ma dopo qualche tempo ho realizzato che non era questo il modo migliore di salvare il mio lavoro, né tantomeno di ottenere la qualità migliore. Ora quando finisco un beat, lo registro con Cubase o attraverso un altro DAW e spesso lo termino lì, lavorandoci al computer. Continua a non piacermi passare troppo tempo davanti al monitor, comunque. Penso sia più divertente registrare attraverso il mio nastro a bobina (reel-to-reel tape) invece che usare semplicemente il primo plug-in che potrei trovare sul computer.

4. Vuoi parlare di Phatmark Collective and Da Madcats? E riguardo ai tuoi nuovi progetti e obiettivi?

Il collettivo Phatmark mi ha veramente aiutato a creare di più in scena con la mia MPC e anche ad essere una persona a cui piace suonare vinili per la folla (non mi considero un dj!). Loro mi hanno dato un fantastico logo ed enorme supporto (un grande ringraziamento a Oh Snap! Grfx). Gli sono molto grato per questo. Con Da Madcats ci siamo addormentati (ahah…) Non creiamo un beat insieme da 2 o 3 anni, perché tutti e tre siamo molto impegnati sui nostri progetti da solisti. È veramente difficile creare un beat con tre beatmaker allo stesso tempo. Forse dovremmo provare a cercare nuovi metodi di lavoro.

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5. Cosa ti piace sentire, oltre alla musica hip hop? C’è qualche cd o artista al quale sei particolarmente attaccato?

Mi piacciono tutti i tipi di musica, il più delle volte quella degli anni che vanno dal 1965 al 1980. Raramente ascolto musica dopo gli anni novanta, eccetto per alcune traccie di Hip Hop. Uno dei miei pezzi preferiti è “Bob Marley – Survival”, ne suono il vinile quasi ogni settimana! Sono anche un fan di tutto quello che Miles Davis ha prodotto. Lui è stata la ragione per la quale ho cominciato a suonare la tromba più di un anno fa. Un’altra band che mi continua a sorprendere è Earth, Wind & Fire. Hanno rilasciato così tanti album negli anni settanta, è pazzesco! E tutti sono buoni. Loro sì, che sono veri musicisti!

6. Cinque album che vorresti suggerire?

È difficile. Mi limito soltanto a 5 album che ho sentito recentemente, non in ordine di importanza:

– Main Source – Diary of a Hitman

– Bob Marley – Survival

Damu The Fudgemunk – Vignettes

Ramsey Lewis – Upendo Ni Pamoja

InI – Center of Attention

ollie on da rocks

7. Qualcos’altro che vorresti aggiungere?

Vorrei dare alcuni consigli a tutti beatmaker/musicisti che sono alle prime armi. Non mollate mai se non siete convinti del suono che volete, anche dopo un anno o più. Semplicemente allenatevi ogni giorno anche se solo per pochi minuti! Ognuno ha bisogno di imparare e se la passione c’è, le competenze arriveranno di conseguenza! Quindi, un altro grande messaggio è: imparate a farlo con amore e solo per amore. Ho visto molta gente creare beat per tre mesi e poi abbandonare tutto, perché non si sentivano apprezzati. Trovo questo molto triste. Non ascoltate quello che la gente dice su Internet, è facile dare giudizi dietro lo schermo di un computer. Uscite e fate ciò che sapete fare! Non provate a essere il prossimo DJ Premier o Pete Rock, siate solo voi stessi!

Grazie a Ugo e a Mattia per questa intervista, sono lusingato!

One love, Hip-Hoooooop! Peace

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