Diario di un berliner: club culture e mentalità

Berlino è quella città in cui sai quando esci e non sai quando torni. E chi ci abita lo sa, non è un modo di dire. È quel posto grigio, cupo e noioso all’esterno, quanto frizzante e caotico nel suo cuore. È una città dotata di personalità propria, di emozioni, di una voce forte e chiara, che parla a ritmo della musica elettronica e dei party che la invadono giorno e notte, e giorno e notte, e ancora giorno e poi notte di nuovo. Lunedì, martedì mercoledì, giovedì poi il weekend e si ricomincia. Berlino, posto di artisti e nullafacenti che convivono e che spesso addirittura, corrispondono gli uni con gli altri. Città ricca di personalità vive e particolari, di strani e di stranezze. La città dei record shop e dei club.

Inverni lunghi e freddi che invogliano a rinchiudersi in locali caldi ed affollati, dove sudore e respiri si mischiano ai pensieri e al piacere. Quello fisico, quello vero e proprio. Il clubbing a Berlino è come fare l’amore. È un orgasmo lungo e violento che regala pelle d’oca e brividi, sospiri che svaniscono e restano lì, in bagni dipinti di scritte nonsense e darkroom buie come notti infinite.

File lunghe, chilometriche e ansiose attese. Porte inaccessibili, o quasi. Corpi nudi ripieni di poesia, avvolti d’amore e odio, ma mai di vergogna. Un mondo lontano ma incredibilmente accessibile. La via del non ritorno è lì, davanti a tutti noi, basta solo seguire le indicazioni giuste e poi, chiudere gli occhi, e lanciarsi, abbandonandosi ad un destino ignoto ma affascinante. Berlino è quel posto in cui la musica è la colonna sonora di anime giovani e libere, belle e tormentate. È un diavolo rosso che allunga la mano e mostra un mondo infuocato e affascinante dal quale è difficile star lontano.

Questo non è un testo per lodare questa città, né tanto meno l’opposto. È una riflessione spontanea, ispirata dal cielo grigio e un giradischi che gira senza sosta quasi come fosse anche lui parte di quel cammino da seguire nel mondo infuocato dal quale siamo attratti. È un pensiero vivo e fisso, una constatazione. Berlino è quel posto in cui techno non significa solo musica, ma libertà, edonismo, mentalità e stile di vita. È dove smarrimento può essere sinonimo di ritrovamento. È un mondo a parte, un’oasi per certi versi segreta che cattura le persone e in qualche modo le cambia. È dove la club culture è più forte che in ogni altra parte del mondo, e la si respira ovunque ed ogni giorno. Nell’aria, in metropolitana, al supermercato. Allo spaeti, mentre compri le sigarette e noti il flyer in cui è annunciato il tuo dj preferito in uno dei tuoi locali preferiti, di lì a pochi giorni. Berlino e la musica sono due cerchi concentrici dipendenti l’uno dall’altro e tra i quali dondoliamo inermi e impotenti.

La club culture qui è mentalità. E non prendetemi per folle o esagerato.

È la voglia di ricalcarsi un mondo parallelo a quello che la realtà non può offrirci, è il regalarsi delle ore di isolamento dalle gabbie sociali nel quale la vita quotidiana ci tiene imprigionati. È una via di uscita, il poter sentirsi ribelli ma felici. È il voler esserci, il condividere con le persone una passione che scorre nelle vene e che aiuta a sentirci noi stessi, nel bene o nel male, vivi. È energia, voglia di rivalsa dall’indottrinamento quotidiano, è un sogno concreto e fisico che può essere catturato e stuprato ogni qualvolta si vuole. È un urlo che nasce dal più profondo del nostro Io e che rimbomba come grido di battaglia e manifesto di libertà e dell’essere. È la nostra voce in un mondo che forse non ci capisce.