Tempi d’oro e non

Partiamo dal fatto che siamo tutti tremendamente annoiati. Siamo annoiati dal presente perché non è come il passato e perché il futuro sarà ancora peggio. Siamo annoiati dal passato perché prima forse si, c’era più talento, ma c’era meno evoluzione. Siamo annoiati e spaventati dal futuro perché se il presente ci fa già schifo, non osiamo immaginare tra qualche anno. Non ci sta bene niente. Siamo nel presente e vorremmo tanto essere stati nel passato, ma dentro di noi, in quel lontano barlume di onesta coscienza che non riusciamo a nascondere, sappiamo che se fossimo stati nel passato saremmo stati annoiati, e avremmo sognato il futuro, quello che oggi è il presente che viviamo. Ok, non so se è tutto chiaro, ma spero di si. Avanti, quante volte abbiamo sentito dire o addirittura esclamato noi stessi “eh si, ma prima era tutto meglio”. E ora, non mi sto riferendo a niente di chissà che strano, niente di politico, sociale, civile. Parlo di musica, di artisti, di correnti, club e tutto il resto. Quante volte si fanno i conti con il passato, ascoltando dischi di 10, 20, 30 anni fa, pensando quanto suonino meglio dei dischi rilasciati ieri o l’altro ieri. Ma è davvero cosi? Veramente prima era tutto migliore di tutto? Dischi, artisti compresi?

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Questo in realtà è un dubbio che mi assale da tantissimo, e penso probabilmente continuerà ad assalirmi per anni e anni ancora nel futuro. Già mi vedo, tra 10 anni ad ascoltare l’ultima release di chissà quale dj nato negli anni 2000 e pensare che quando davvero ci stavo dentro, 10 anni prima, la musica era meglio. Perché quel disco non suona così bene come suonavano i dischi dei miei artisti preferiti di quei tempi… perché? Perché si, dai. Stop. Ok. È il classico cerchio che non si chiude mai, il caso delle due rette parallele che si distendono infinitamente senza toccarsi mai. Ci va bene cosi? Non lo so. Diciamo che ce lo facciamo andare bene perché per cultura, siamo cresciuti con questo feeling e questa mentalità. Ciò che c’era prima era superiore. Prendiamo l’affermazione come vera e ce la stampiamo bene in fronte, accettandola e difendendola anche, senza dimenticarla mai. Senza contraddirla mai. Ma è davvero cosi? Una delle cose più semplici che potrei dire, è che forse le cose prima, e senza generalizzare, restiamo sul discorso musicale, avevano solo un sapore diverso. Parlo di dischi, di tracce, di canzoni, così come anche di artisti. Ma è davvero possibile che quelli bravi siano nati solo nella scorsa generazione? E nella generazione prima di loro, ce n’erano di altri ancor più bravi?

jeff-mills 2 Razionalmente, mi sembra chiaro che il discorso non fili. Io credo solo che l’unica cosa che cambi nel tempo, sia la mentalità, il come ci si approccia alla musica, e il come la si intravede. Sono sicuro, che coloro che hanno vissuto la scena ai suoi albori, e mi riferisco a quella vera di Detroit o Chicago, se avessero potuto vedere e scrutare la scena di oggi di noi nel presente di oggi, nel loro futuro, sarebbero stati orgogliosi e anche invidiosi per qualcosa di cui loro, nei loro tempi, non potevano godere. Oggi si parla tanto di mainstream e underground, di fake dj e veri artisti, battaglie quotidiane che avvengono ogni giorno sul web e nella vita dei club, ma cosa è mainstream? Cosa è underground? Davvero riusciamo a dare un senso a queste parole? Davvero lo hanno? La musica non fa girare il mondo, ne tantomeno i dj. La musica è arte e cultura, e semplicemente si evolve in merito ai cambiamenti culturali che noi umani subiamo o ci costruiamo ogni giorno. Non è colpa di nessuno se ora per sentire un artista super mega underground dal Sud America basta connettersi a youtube e trovare la sua Boiler Room integrale, vedere persino in che modo muove le mani per mixare e riuscire a capire se la sera prima ha dormito oppure no giudicando dalle occhiaie che ha oppure no. Abbiamo ridotto il mondo ad uno spazio piccolo e ristretto, ed è normale che tutto funzioni diversamente da come quando il mondo era ancora una ellisse enorme tanto astratto quanto infinitamente grande. Rendiamoci conto, che l’arte non ha età. E così la musica. Ad invecchiare siamo noi, gli umani, nessun altro. Siamo noi quelli che non siamo felici mai, specie riguardo le cose che non possiamo avere o che non abbiamo potuto toccare, vivere, sentire. Siamo noi che critichiamo sempre quello che ci passa per le mani oggi, perché sbirciamo da dietro la porta, quello che passava tra le mani a quelli prima di noi; e in un modo o nell’altro ne siamo sempre invidiosi.

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Non vorrei essere frainteso. In tutto questo discorso, non sto dicendo che siete tutti scemi a pensare che prima la techno, o chiamiamola musica elettronica in generale, era meglio. Vorrei sottolineare però, che non sto nemmeno sostenendo che ora è meglio di prima, ma poi alla fine, ci importa veramente? Siamo fortunati, almeno dal punto di vista del poter paragonare, o godere di diverse epoche di ispirazioni e di momenti, di tracce, di correnti. Si guarda troppo alle date, si pensa troppo poco all’essenza. Bisognerebbe rilassarsi e godersi ciò che negli anni abbiamo accumulato, e continuare ad accumulare per quello che verrà, per l’evoluzione, per la passione, perché la musica non dovrebbe avere età. Quelli che invecchiano siamo noi, gli esseri umani, ma la musica resta bambina per sempre fin quando avremmo la passione per ascoltarla. A patto di ascoltarla per amore, e senza essere maleducati chiedendole “hey tu, quanti anni hai?”.